Sant'Ignazio
Via del Caravita 8A, 00186 Roma
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Gli altari laterali

La cappella destra del transetto è dedicata a San Luigi Gonzaga, trasportato qui dalla cappella di San Giuseppe. E’ al tempo stesso sepolcro e cappella gentilizia della famiglia Lancellotti, che ne finanziò la costruzione, cominciata da Andrea Pozzo nel 1697 e compiuta nel 1699. Le due colonne ritorte di marmo verde antico sostengono il timpano, aperto per far posto alle figure in stucco, alcuni angioletti e le allegorie della Penitenza (a sinistra) e della Purezza (a destra), virtù caratteristiche di san Luigi. La pala di marmo, opera di Pierre Legros, rappresenta l’ascesa al cielo del Santo. Le basi delle colonne recano gli stemmi in lapislazzuli della famiglia Lancellotti. Sotto l’altare è l’urna in lapislazzuli di San Luigi, le decorazioni sono in bronzo dorato, il bassorilievo centrale è d’argento. Ai due lati due angioletti di Pierre Legros: quello a destra allontana da sé un globo in lapislazzuli, simbolo della gloria del mondo disprezzata da San Luigi; quello a sinistra respinge una corona, quella cui il Santo rinunciò. San Luigi, della nobile famiglia Gonzaga, che esercitava la signoria su Mantova, ed erede del Marchesato di Castiglione delle Stiviere, rinunciò a tutti i suoi diritti e privilegi per entrare nella Compagnia di Gesù. Vinse l’opposizione del padre e venne a Roma per seguire i corsi di formazione al Collegio Romano. Studiò con grande profitto, dedicandosi nello stesso tempo ai servizi anche più umili e all’assistenza ai più poveri con profondo spirito di obbedienza e carità. Durante un’epidemia di peste fu contagiato da un malato che aveva portato sulle spalle all’ospedale. Morì qualche mese dopo, a 23 anni. Nella volta il Pozzo dipinse la visione dell’ascensione al cielo dell’anima di Luigi, avuta da Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, che aveva conosciuto il Santo quando, ancora bambino, viveva a Firenze. I due angeli di marmo sulla balaustra risalgono alla metà del Settecento (da notare il cosiddetto effetto-bagnato), quelli di bronzo alle due estremità recano alle basi lo stemma dei Lancellotti; gli altri sono più recenti. A destra si passa alla cappella Ludovisi, mausoleo della famiglia. In fondo il monumento di Papa Gregorio XV e di suo nipote il Cardinale Ludovico (il ritratto nel medaglione), opera di P. Legros. Sulla parete sinistra, sopra una porticina, è appesa un’immagine della Vergine Annunziata, frammento superstite dell’affresco absidale dell’antica chiesa dell’Annunziata, distrutta per costruire Sant’Ignazio (ciò che resta della navata e delle cappelle di destra costituisce oggi la cereria della chiesa, alle spalle del monumento papale).Nel braccio sinistro del transetto è la cappella dell’Annunciazione (Sant’Ignazio sottolineava l’importanza di questo primo atto della salvezza). Nella prima contemplazione della seconda settimana degli Esercizi Spirituali invita a vedere come le tre Divine Persone osservano tutta la superficie e la rotondità di tutto il mondo, pieno di uomini; come, vedendo che tutti scendevano all’inferno, decidono nella loro eternità che la Seconda Persona si faccia uomo per salvare il genere umano e così, nella pienezza dei tempi, mandano l’angelo Gabriele a Maria. La pala, opera di Filippo della Valle, fu collocata nel 1750. L’urna sotto l’altare contiene i resti di San Giovanni Berchmans, giovane fiammingo che, dopo il noviziato a Malines (Belgio), venne a Roma per cominciare gli studi al Collegio Romano. Per il suo carattere gioviale e la sua carità fu carissimo al popolo di Roma che egli aiutava con abnegazione in tutte le sue necessità. Morì di infezione polmonare nel 1621, a 22 anni. Il corpo di un terzo Santo della Compagnia è conservato nella chiesa, quello di San Roberto Bellarmino, che nel 1923 fu trasportato dalla cripta del Gesù alla cappella di San Gioacchino, ottemperando al desiderio espresso a suo tempo dal Santo di essere sepolto vicino al suo caro allievo Luigi.

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