Sant'Ignazio
Via del Caravita 8A, 00186 Roma
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Il presbiterio

All’entrare nella chiesa si è colpiti dall’ampiezza della navata centrale che si conclude nel presbiterio. Tre arcate per lato di marmo rosso, sostenute da colonne appoggiate a grandi pilastri, danno accesso alle cappelle laterali. Alcune di esse mantengono la semplice ornamentazione originaria (elementi architettonici dipinti, apporto pittorico limitato), secondo i principi di austerità della Compagnia; altre sono più ricche di marmi, altari con colonne e timpani, cupole dipinte ad affresco: queste ultime erano sotto il patronato di famiglie dell’aristocrazia romana che finanziavano l’ornamentazione. Nelle pitture del presbiterio sono illustrati momenti fondamentali della vocazione di sant’Ignazio e degli inizi della Compagnia. A. Pozzo eseguì gli affreschi in due fasi, dal 1685 al 1688 e dal 1693 al 1701. Nella volta evoca l’assedio di Pamplona, episodio all’origine della vocazione di Ignazio. Inigo, ferito a una gamba durante l’eroica resistenza contro i francesi, trasportato nel castello di Loyola dopo l’inevitabile resa, fu costretto a restare a letto molto a lungo; durante quei mesi cominciò a leggere libri di religione, in particolare una traduzione in castigliano della Vita di Cristo di Ludolfo di Sassonia e la Legenda aurea di Iacopo da Varagine. Dopo essersi ristabilito (rimase però zoppo per tutta la vita) andò a Montserrat dove depose le sue armi di soldato ai piedi della Vergine per dedicarsi da quel momento al servizio di Cristo. A Parigi terminò gli studi di teologia e fondò la Compagnia di Gesù coi suoi primi compagni; a Venezia nel 1537 ricevette l’ordinazione sacerdotale e a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nella notte di Natale 1538 celebrò la sua prima Messa; all’altare della Vergine della Basilica di San Paolo pronunciò i voti solenni il 22 aprile 1541. E’ evidente la presenza di Maria nell’esperienza spirituale di Ignazio: Ella svolge un ruolo di mediazione fra Dio e gli uomini, sempre dalla parte degli umili e dei poveri, ispiratrice della promozione della giustizia. A. Pozzo ha celebrato l’attenzione del Santo ai bisognosi nell’affresco del catino absidale, che rappresenta Ignazio che si prende cura degli appestati. Nei tre affreschi dell’abside, che si presentano come grandi tavole in cornici dorate, il pittore ha rappresentato tre momenti di rilievo della vita della Compagnia da poco fondata. Al centro è rappresentata la visione che il Santo ebbe a La Storta, località alle porte di Roma: Cristo gli assicura il suo aiuto nell’attività della Compagnia. Le parole del Signore sono scritte sullo scudo sopra l’altare maggiore: Ego vobis Romae propitius ero (Io vi sarò propizio a Roma). Dal Cristo-sole si irradia una luce contro la quale si stagliano le figure di Ignazio e del compagno, nello spazio vuoto dell’estasi, delimitato dalla gloria degli angeli intorno al Padre. Il Santo, riferendosi a questa visione, scrisse nel suo Diario: Il pellegrino (il nome che si era dato) ha visto così chiaramente che il Padre lo metteva con Cristo. I particolari descrittivi sono ridotti al minimo, solo la Piramide Cestia allude a Roma. Nel riquadro a destra Ignazio accoglie nell’Ordine Francesco Borgia, che sarà il terzo Padre Generale dei Gesuiti; nel riquadro a sinistra Ignazio invia Francesco Saverio nelle Indie. E’ notevole l’effetto prospettico ottenuto dal pittore: la parete dell’abside sembra poligonale, mentre in realtà è concava.

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