Sant'Ignazio
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La finta cupola

All’incrocio del transetto si ammira un altro capolavoro di Andrea Pozzo. Dopo aver abbandonato il progetto del Sasso di costruire una vera cupola, la Compagnia incaricò il pittore di realizzare una finta cupola. Il Pozzo per quest’impresa non ricorse al metodo delle “graticole”(come per la volta della navata centrale), ma operò su una tela, da fissare nello spazio lasciato vuoto. Questa soluzione fu senz’altro ispirata alle scenografie dipinte su stracci dall’artista per le macchine delle “Quarantore” (pratica di adorazione eucaristica che durava, appunto, 40 ore). L’idea base del lavoro consiste nell’aver spostato il punto di fuga verso la volta della navata così che il visitatore, avanzando nella chiesa, concentri l’attenzione sull’effetto prospettico della finta architettura. Consapevole del risultato conseguito, il Pozzo volle lasciare ai suoi allievi-collaboratori una serie di studi prospettici sulla cupola che, ammiratissima, fu molte volte imitata. La pittura originaria, compiuta nel 1685, fu distrutta da un incendio; nel 1823 fu riprodotta fedelmente da Francesco Manno sulla base dei disegni e degli studi lasciati dal Pozzo.

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