Sant'Ignazio
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Luigi Gonzaga

[Castiglione delle Stiviere (MN), 9 marzo 1568 – Roma, 21 giugno 1591]
Il matrimonio dei suoi genitori – il marchese Ferrante Gonzaga e Marta dei conti Tana di Chieri (Torino) – si celebrò nel palazzo reale di Madrid, perché Ferrante era al servizio di re Filippo II di Spagna. Luigi nacque nel castello di famiglia: era il primo di sette figli, erede del titolo e naturalmente con un futuro di soldato. Perciò il padre lo portò in mezzo alla truppa già da bambino. Poi cominciarono per lui i soggiorni in varie corti e gli studi.
Ma a 10 anni Luigi aveva deciso che la sua strada era un’altra: quella che attraverso l’umiltà, il voto di castità e una vita dedicata al prossimo l’avrebbe condotto a Dio.
Nel 1580, dodicenne, Luigi riceve la prima Comunione dalle mani di san Carlo Borromeo. Nel 1581 andò a Madrid per due anni, come paggio di corte e studente. È di questa epoca un suo ritratto. Autore è il grande El Greco, che mostra il Luigi autentico (come pochi altri suoi ritratti), e ben diverso dal fragile piagnone raffigurato più tardi da tanta pittura per sentito dire, fuorviata dal fervore maldestro di oratori e biografi: purtroppo la sua austerità di vita (da lui contrapposta alla fiacchezza morale del gran mondo) sarà, per molto tempo, presentata come una sorta di avversione ossessiva nei confronti della donna.
In Spagna, Luigi fu brillante alunno di lettere, scienza e filosofia e tenne la tradizionale dissertazione universitaria; insieme, lesse testi spirituali e relazioni missionarie, si concentrò nella preghiera, decise di farsi gesuita e – malgrado la contrarietà del padre – a 17 anni entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Roma, dove studiò teologia e filosofia.
Nel 1589 (a 21 anni) lo mandarono a Castiglione delle Stiviere per mettere pace tra suo fratello Rodolfo (al quale aveva ceduto i propri diritti di primogenito) e il duca di Mantova. Obiettivo raggiunto: Luigi si muoveva bene anche in politica, anche se la sua salute era fragile (e le severe penitenze certamente non lo aiutavano). Nel ritorno a Roma, un misterioso segnale gli annunciò vicina la morte. Era il momento di staccarsi da tante cose. Ma non dalla sofferenza degli altri; non dalla lotta per difenderli. Nel 1590/91 un insieme di mali infettivi seminò la morte in tutta Roma, uccise in 15 mesi tre Papi uno dopo l’altro (Sisto V, Urbano VII, Gregorio XIV) e migliaia di persone. Contro la strage si battè Camillo de Lellis con alcuni confratelli, e così fece Luigi Gonzaga. Ma siccome era malato anche lui da tempo, gli si ordinò di dedicarsi ai casi non contagiosi. Però lui, trovato in strada un appestato in abbandono, se lo caricò in spalla, lo portò in ospedale, incaricandosi di curarlo. Poi tornò a casa e pochi giorni dopo morì, a 23 anni.
Nel 1726, papa Benedetto XIII lo proclamò santo. Il suo corpo si trova nella chiesa di Sant’Ignazio in Roma, e il capo è custodito invece nella basilica a lui dedicata, in Castiglione delle Stiviere, suo paese natale.

Storia

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